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martedì 5 novembre 2013

Ancora sui sensi (udito)

Nei giorni di pioggia qui è tutto un comparire di lombrichi e lumaconi, ai bordi del marciapiede (abitiamo in città, ma qualche campo ancora c'è). 



Il mio bambino di quattro anni ha una passione per tutti gli animali: vertebrati o insetti, gasteropodi o ragni, per lui sono tutti bellissimi e interessanti (da biologa, come dargli torto? Però, che restino nel loro habitat, grazie!), e spesso si ferma per minuti interminabili ad osservare piccole formiche, ragnetti e ragnatele, chiocciole, ecc.



Un giorno passeggiando, abbiamo incontrato un "bel" lumacone, di quelli privi di guscio (per gli amanti del genere, qui ci sono delle belle immagini e spiegazioni). Ha voluto restare ad osservarlo a lungo, e si è incuriosito sulla funzione delle antenne. Abbiamo allora parlato un po' di quello, e per spiegare meglio come alcuni animali si orientino nello spazio, cerchino cibo e riconoscano ciò che li circonda anche senza usare la vista, mi è venuto in mente un esempio che poi è diventato un gioco: gli ho fatto chiudere gli occhi e gli ho chiesto di dirmi che cosa stava succedendo intorno a lui. Così, ha descritto il passaggio di una macchina, la raccolta dei rifiuti (in quel momento c'era il camion della nettezza urbana col suo caratteristico BIP BIP) e lo sbattere del cancello: qualcuno era appena entrato o uscito.

Poi ha riaperto gli occhi e gli ho chiesto come facesse a sapere tutte quelle cose, senza vedere. Da lì, abbiamo capito che il lumacone usa le sue antenne per "sapere" al posto dei nostri occhi e delle nostre orecchie.


Ma le lumache, continua a disegnarle con gli occhi in cima alle antenne... O forse è giusto così: le antenne sono i loro occhi.


In altri post, ci sono i giochi che abbiamo fatto sul tatto e sul gusto.

mercoledì 30 ottobre 2013

Dare tutto per scontato

Qualche sera fa c'era una magnifica luna piena, di quelle luminose, enormi e un po' magiche. Di quelle che mi spingono a voler dormire con le velux aperte per vedere quello spettacolo, quella luce argentata che illumina quasi a giorno il nostro lettone sovraffollato (e che fanno brontolare mio marito, perchè poi, all'alba, la luce del giorno lo sveglia implacabile).


Ero a spasso coi bambini, e la luna era così speciale che ho chiesto loro di fermarsi per fotografarla. Ma i miei potenti mezzi (un cellulare molto poco tecnologico) hanno prodotto una foto senza senso. Ho commentato rivolta ai bambini che avrei anche potuto cancellare la foto, tanto non rendeva neanche lontanamente la bellezza del cielo, perchè la luna era venuta troppo piccola. Alex ha detto:"Dobbiamo avvicinarci di più".

Eh già. Per un bambino avvicinarsi a qualcosa ha un preciso significato, non importa se quel qualcosa è la luna.

La sua risposta mi ha fatto venire in mente - per quei tortuosi sentieri che segue la mente in una frazione di secondo - un paragrafo di un libro che sto leggendo, The Element, che invita a mettere in discussione tutto ciò che siamo abituati a dare per scontato sulle nostre capacità.



Viene fatto un esempio molto azzeccato e sorprendente: quanti sono i sensi? Per riassumere, diciamo cinque più a volte quella che si chiama intuizione o sesto senso, che però è difficile da definire e da misurare o indagare scientificamente. In realtà siamo così abituati a pensare a tatto, gusto, olfatto, udito, vista e basta, che quasi nessuno pensa all'equilibrio, alla termocezione (siamo capaci di sentire se fa freddo o caldo), alla percezione del dolore e al senso cinestetico (la percezione dei nostri movimenti rispetto allo spazio, la propriocezione). Eppure sono sensi accertati e accettati come definizione da medici e psicologi.

Mi sono ritrovata a pensare che avere dei bambini aiuta parecchio a non dare niente per scontato, perchè loro non hanno ancora fatte proprie tutte quelle abitudini di pensiero, quel buonsenso, quelle espressioni comuni che spesso ci condizionano e ci limitano. Certo, non basta fare qualche passo in più per avvicinarsi alla luna, ma a volte le loro riflessioni e le loro idee così limpide e pure mi aiutano a ricordarmi che almeno ci devo provare (a non dare niente per scontato).

Questo si ricollega alla mia ritrovata creatività, a quella voglia di mettermi ad usare un seghetto per costruire qualcosa che potrei trovare su amazon, o quella fatica felice di progettare e realizzare un fasciatoio portatile quando esistono i telini usa&getta (che sono anche impermeabili, a differenza del mio). Mi è anche venuta voglia di rileggere Creatività e pensiero laterale, di E. De Bono, il cui sottotitolo è Manuale di pratica della fantasia.



Ma quand'è che si spegne questa fantasia? Come succede? Posso in qualche modo impedire o rallentare questo processo nei miei bambini?
Qui c'è un interessante spunto di riflessione, di Sir Ken Robinson, l'autore di The Element.

lunedì 28 ottobre 2013

Esploriamo i sensi (gusto)

Questo è l'altro gioco sui cinque sensi che abbiamo scoperto insieme a quello sul tatto.

Semplicissimo da realizzare, ma di grande effetto (e con un risvolto non indifferente sulle sane abitudini alimentari).




Noi lo abbiamo fatto per la prima volta in piena estate, quando la varietà di frutta disponibile è grande e di solito molto apprezzata dai bambini, ma si può fare in qualsiasi stagione. Se in casa ho finocchi e carote, di solito aggiungo anche quelli.

Si prendono vari frutti, si tagliano a tocchetti circa tutti uguali (la forma non deve troppo influenzare), i bambini chiudono gli occhi oppure si usa una benda e si dà loro un pezzetto direttamente in bocca: devono indovinare quale frutto hanno assaggiato dal sapore.

Semplice, ma divertente! E si possono poi fare osservazioni sui vari sapori, se la frutta era aspra, dolce, acidula, morbida, croccante (la frutta secca di solito sorprende), eccetera.

Esploriamo i sensi (tatto)

Qualche mese fa ho preso un bellissimo libro di Thich Nhat Hanh: Semi di felicità 


E' difficile da recensire perchè rischierei di banalizzare un testo molto delicato, ma efficace; è un manuale, ricco di spunti per parlare ai e coi bambini di pace e amore, con molti giochi e proposte per aumentare la fiducia in se stessi e parlare di emozioni.

Tra i vari capitoli ce n'è uno dedicato ai cinque sensi (che poi, ho scoperto che dire cinque sensi è molto riduttivo), e quest'estate in spiaggia sul Lago abbiamo subito messo in pratica quello sul tatto, adattandolo al fatto che erano solo in due a giocare e non in gruppo come proposto nel testo.
Il gioco originale prevede che ogni bambino riceva un sasso ad occhi chiusi, lo tocchi per un po' e poi lo restituisca a chi dirige il gioco, che depone tutti i sassi in cerchio; a questo punto i bimbi riaprono gli occhi e devono riconoscere il loro. Poi il testo suggerisce alcune domande di riflessione da porre ai bambini.


Noi abbiamo invece preso alcuni sassi, li hanno prima osservati e toccati, poi hanno chiuso gli occhi, io ne consegnavo uno a ciascuno, lasciando un po' di tempo per sentirlo, loro me lo restituivano e io li rimettevo nel gruppo; riaprivano gli occhi e dovevano riconoscere il loro (e io dovevo ricordarmi quali avevo consegnato!).

Devo dire che ai bimbi è piaciuto molto questo gioco, spesso mi hanno chiesto loro di ripeterlo o ci hanno provato da soli. A me è piaciuto per la sua semplicità e perchè ci vuole pochissimo per renderlo più o meno difficile in base all'età, scegliendo sassi molto o poco diversi tra loro, e variando sulla quantità.



Un altro gioco che hanno trovato molto divertente è stato quello sul gusto, sempre proposto nel libro, che racconto in questo post.
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