martedì 30 dicembre 2014

Ultimi libri tattili del 2014

 AUGURO A TUTTI 
UN FELICE ANNO NUOVO!!


Alcuni degli ultimi libretti cuciti:









Per vedernealtri, ecco i link:

il primissimo libro tattile realizzato per il mio bimbo.

Altri libricini tattili o busy book.

Libro-coccola per amica speciale.

Libro tattile sulle esperienze sensoriali di un neonato.



domenica 28 dicembre 2014

Portare in inverno

Ho portato per la prima volta in inverno il mio secondo bimbo; avevo una pessima fascia ad anelli (pessima perchè imbottita e troppo strutturata), ma di fatto mi ha salvata spesso, soprattutto fuori casa. Alex è nato in dicembre, a Milano l'inverno è abbastanza freddo e umido, io avevo la piccola Maya di venti mesi e mi muovevo spesso per non restare a casa con due bimbi piccoli.
Avere quella fascia è stato essenziale, per noi.


Avevamo da poco cambiato casa, cambiato zona, ero ancora molto legata al mio vecchio quartiere (un quartiere da sogno, per essere dentro Milano: QT8, immerso nel verde, nel silenzio e con la Montagnetta di San Siro a pochi passi da casa), frequentavo un consultorio fantastico, avevo qualche amica-mamma, mentre dove ero andata ad abitare non conoscevo nessuno con bimbi piccoli, né il territorio e i suoi servizi. Per questo spesso caricavo i miei bambini in auto e me ne andavo a zonzo dalle mie vecchie parti. Qui, interveniva la nostra fascia, mentre caricavo e scaricavo i bimbi, la spesa, la borsona con dentro il kit da sopravvivenza della mamma con due bimbi piccini.

Ricordo alcuni giorni nebbiosi e molto freddi, ricordo che con poche mosse velocissime toglievo la copertina che copriva Alex mentre stava nell'ovetto in macchina, lo infilavo nella fascia e lo ricoprivo con un'altra copertina da battaglia (quante volte mi è scivolata per terra!). E poi sentivo quel teporino adorabile, il suo corpicino contro il mio, quel combaciare perfetto di pance, manine contro il seno, gambette sul mio fianco (ai tempi, portavo a culla, cosa che ora non si fa più, grazie agli aggiornamenti continui sulla sicurezza del portare che arrivano da chi si occupa dietro le quinte di queste cose). Una volta messo a posto lui, aiutavo Maya a scendere o salire e sistemavo il mio carico da mamma sherpa. Non ho foto, perché a quei tempi non avevo il cellulare con fotocamera (o forse nemmeno esisteva?) e non andavano ancora di moda i selfie.

Ma non importa, perché soltanto a scrivere, mi ricordo perfettamente quelle sensazioni, e credo che anche Alex, da qualche parte, le abbia dentro.

A quell'epoca il mio portare era dunque strettamente necessità; essendo inverno, lo facevo d'inverno. Non mi ero posta troppe domande sul fatto che potesse avere troppo freddo o troppo caldo, ricordo solo l'impellenza di avere le mani libere e il mio piccino al sicuro.


Aris è nato in settembre, abbiamo dunque affrontato anche con lui un inverno in fascia da neonato, e altri inverni sempre in fascia ma da più grande. Con lui ho usato tantissimo una fascia elastica, una tubolare (pouch) e poi una fascia ad anelli (ring); Aris è nato molto piccino, sia di peso che di lunghezza, è rimasto a lungo in una posizione uterina, molto raccolto, aumentava di peso lentamente e la fascia elastica ci ha accompagnati per molto tempo. Lo vestivo più leggero di quanto vestissi Alex, perchè la fascia elastica ci teneva ancora più stretti di quanto facesse la ring imbottita di Alex, i nostri corpi si scambiavano molto più calore e, usando solo il triplo sostegno, aveva sempre tre strati di tessuto addosso. Inoltre, facevamo ogni giorno tantissimi sali-scendi dalla macchina, dentro e fuori dalla scuola degli altri due, dalle palestre, dai negozi, per cui preferivo vestirlo "leggero" - il che significava: body, tutina in ciniglia e un golfino di cotone o lana - e coprirlo poi con dei rettangoli di pile che gli appoggiavo sulla schiena, fuori dalla fascia, e che fissavo nei risvolti della legatura. In questo modo, regolavo meglio la copertura e più velocemente, perché in un attimo potevo mettere o togliere lo strato esterno. Io usavo delle giacche abbastanza leggere, perchécon lui addosso avevo sempre molto caldo - facevo certe sudate! -, e le lasciavo aperte sul davanti. So che alcuni marchi vendono dei piumini apposta, per portare sia davanti che sulla schiena, ma io avrei sofferto il caldo.


Quando al freddo si è aggiunto anche il vento, ho cucito una copertura anti-vento, con del tessuto cinzato sull'esterno e del pile all'interno. Delle coulisse regolavano il "sacco", il cappuccio riparava la testa (nel frattempo era cresciuto un po' e la sua testina iniziava a farsi vedere) e una sorta di sciarpa teneva in posizione la copertura scaldandomi il collo.

Questa è stata la nostra divisa inseparabile per tutto l'inverno, anche quando ho iniziato a portarlo sul fianco.

Aris detestava con tutte le sue forze l'auto, così abbiamo fatto lunghissime passeggiate anche in pieno inverno, anche sotto la pioggia; portavo i bimbi a scuola in auto, la lasciavo nel parcheggio e poi noi tornavamo a casa a piedi; lo stesso al pomeriggio per tornare a riprenderli. Di quei mesi ricordo di aver camminato tantissimo, con lui al caldo, ricordo il freddo sul viso e il calore sul petto.





















Portare d'inverno è stato... bellissimo, come anche nelle altre stagioni, ad essere onesti, ma d'inverno forse è ancora più intimo, più coinvolgente: si crea una specie di tana nascosta, sul proprio corpo, ci si infagotta, ci si ripara dalle raffiche di vento ed è come se si custodisse un preziosissimo segreto, perché da fuori nessuno vede quel che succede lì sotto tutti quegli strati tra fascia e copertine:
se il bimbo dorme, se è sveglio, se è attaccato al seno, se con le manine ti accarezza... se respira. Sì, certo che respira, ma questo lo chiedono quasi tutti!! :D


Altre riflessioni sul portare nelle diverse stagioni, da un bellissimo articolo di Veronica Toniutti , consulente anche lei presso la Scuola del Portare.

Per chi usa facebook, ecco i consigli della mia collega Ira Kurt Begovi.

mercoledì 24 dicembre 2014

BUON NATALE!

Confesso che l'idea non è mia, anche se mi sarebbe piaciuto: mi è stata suggerita da un'amica.
Ho chiesto ai bimbi di disegnare qualcosa a tema natalizio da appendere nell'ascensore condominiale; come da copione, ad una richiesta di disegno hanno storto il naso, così ho giocato l'asso nella manica: tempere e foglio grande.


Nemmeno l'albero realizzato con le manine è una mia idea e, lo so, è anche inflazionata ormai, ma mi occorreva qualcosa di rapido (mi riduco sempre all'ultimo secondo) e accattivante.
L'idea era che anche gli altri bimbi del condominio, vedendo il nostro disegno, ne facessero di loro e li appendessero accanto.

Non è andata così, ma abbiamo ricevuto TANTI AUGURI da molti condomini!


giovedì 16 ottobre 2014

Emozioni da doula

Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto consigli e suggerimenti su come stare accanto ad un'amica durante il travaglio e parto.

Ne abbiamo parlato a lungo, mi ha fatto domande, alcune generiche e altre specifiche, mi ha parlato di loro due e della loro amicizia, dei suoi parti e delle aspettative della sua amica.
Poco tempo prima un'altra persona mi aveva chiesto una cosa simile, anche se per iscritto.

Così per due volte mi sono ritrovata a parlare di una parte del mio lavoro che da oltre due anni ho trascurato, avendo un piccolino a cui badare, giorno e notte.
Da quando è nato Aris infatti non sto più dando la mia disponibilità come doula di parto, anche se mi è capitato di accompagnare qualche mamma durante la gravidanza.


E' stata una cascata di emozioni, stare accanto a queste mamme che vogliono accompagnare le loro amiche. Mi manca molto quel silenzio sospeso, quella magia ovattata, quella pienezza, quella dedizione, quella totalità che si respira, che si vive mentre una donna si trasforma in Madre.

martedì 14 ottobre 2014

Incontri, haiku e flexagoni

Domenica 12 ottobre siamo stati ad un incontro, tenuto da Sybille Kramer e Silvia Geroldi, per parlare di Scuola Parentale e per creare con i bambini Haiku e Flexagoni.

 

Già tempo fa avevo scoperto, sempre tramite Sybille, dell'esistenza dei flexagoni ed ero andata subito a cercare di cosa si trattasse  (e inutile aggiungere che ne avevo immediatamente creato uno di prova, ma al momento non aveva entusiasmato i bimbi).






Il pomeriggio è iniziato con una breve presentazione da parte di Sybille di ciò che è l'Homeschooling e poi è proseguito con un laboratorio pratico, che ha molto divertito i bambini partecipanti. Io mi sono persa qualche pezzo, all'inseguimento del piccolo in giro per Open, ma poi sono riuscita a creare un flexagono tutto mio :)





martedì 9 settembre 2014

Tararì Tararera

Alcuni mesi fa sono stata all'incontro Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei che faceva parte di un progetto di UNICEF e Mammeacrobate sui diritti dei bambini; all'incontro hanno partecipato come relatori Patrizia Zerbi, di Carthusia Edizioni, Emanuela Bussolati, scrittrice per l’infanzia e la mia amica Maya Azzarà, mamma e architetto autrice del sito Case (anche) per bambini, di cui ho spesso raccontato.



Tra i vari libri che sono stati presentati, mi ha incuriosito "Tararì tararera", un libro in lingua Pirirpù, come recita il sottotitolo.

Ho deciso di acquistarlo e di proporlo ai bimbi; sulle prima, Maya, che è nel pieno della scoperta del piacere della lettura, è rimasta scettica, perchè apparentemente è un libro incomprensibile, non essendo scritto con parole di senso compiuto, ma non mi sono fatta scoraggiare e ho iniziato a leggerlo ad alta voce.

Alex ha subito raccolto, e si è fatto delle grassissime risate. Maya, sentendo ridere Alex, si è avvicinata e mi ha chiesto di rileggerlo; io ho sfoderato le mie migliori doti interpretative, e sono riuscita a trascinarla nelle avventure di Piripù Bibi e della sua famiglia, che casualmente è composta da cinque membri, proprio come la nostra.

I bimbi non ci hanno messo molto a intuire il senso di quelle strane parole che accompagnano le illustrazioni e hanno continuato a farsi sonore risate ad ogni rilettura!


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